Udine Solidale compie i suoi primi cinque anni. Anni bellissimi. E’ cresciuta a dismisura in questi cinque anni. A dispetto di ogni nostra previsione, ad essere sinceri. Partimmo da piazza XX settembre, senza nemmeno un palco. Ed eccoci qua, dopo le fortunate edizioni in piazza Duomo, accolti nel cuore simbolico di Udine, nel piazzale del Castello. Nella convinzione incrollabile che Udine Solidale sia necessaria per il nostro Friuli. Per la sua ridefinizione. Per i suoi nuovi equilibri. Per capirsi e ritrovare il senso della vita collettiva. Quest’anno parleremo di ciò che ha tristemente occupato giornali e tv, della diaspora rumena, di Rom, di Sinti, e del ritorno mortale di veleni mai neutralizzati. A modo nostro, ovviamente. Col sorriso della festa, con i suoi concerti, i suoi chioschi, gli stand, le cucine etniche. E col sorriso di chi non c’è più. A Ron Kosturi, nostro fratello.
Lug
16
Udine Solidale, si torna
Category: Ex Macello | 2 Comments
Mag
21
Su Pasini e il security manager
Category: Politica locale | 3 Comments
Il ritardo nello scrivervi è poco giustificabile. Oggi però, riallacciandomi al dibattito di questi giorni, non mi son trattenuto. Un tassello lo so. Dovrei scrivere molto di più, sulla composizione della giunta (che va difesa come più avanzato compremesso possibile) al ritorno in consiglio comunale, alle cose disgustose che accadono in Italia e che sotto solo accenno. Mi rifarò.
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La lettura delle varie interviste rilasciate oggi da Diego Volpe Pasini conferma e amplifica i timori e il disagio per una “quasi decisione” temo alla lunga insostenibile. L’interpretazione che Pasini vuole dare del ruolo di delegato alla sicurezza, ove venisse accettata e
legittimata, mette in discussione la stessa natura politica dell’accordo fra diversi soggetti che ha portato il centro sinistra a vincere nettamente in città. La cambia e la sottopone a una violenta torsione che necessita di una approfondita discussione prima che la nomina diventi effettiva.
Questa città, che non vive alcuna emergenza sicurezza e il primo a ricordarcelo è il questore Padulano, non ha bisogno di “sceriffi”, pur intelligenti quanto lo è Pasini.
Non può essere trasformata in una berlino est in cui i cittadini sono invitati alla delazione permanente. Ha bisogno solo di tranquillità e attenzione costante, di vera prevenzione. E ha bisogno di armonizzare i rapporti con immigrati e altri credi religiosi, cosa inconciliabile con le posizioni di Pasini. Tanto più in un momento storico segnato dalla rinascenza di sentimenti inaccettabili (basti guardare i nuovi pogrom nel napoletano ai danni di Rom) all’interno del consesso civile.
Spiace poi leggere di accordi con la nomenklatura del mio partito, cosa che mi auguro venga prontamente smentita da chi di dovere.
Insomma, pensiamoci bene, prima che sia tardi. Siamo ancora in tempo per evitare guasti peggiori.
Mag
1
In questi giorni son sempre in ritardo. Abbiamo vinto però. Con un risultato pieno. Per dirla con D’Alema, abbiamo resistito alla marea nera. Di previsioni in questa campagna elettorale, come sempre succede, ne ho sbagliate non poche. Sulla vittoria di Honsell, però, posso dire di non aver mai avuto dubbi significativi. Per una teoria semplice semplice: Cainero rappresenta la città di 20 anni fa, quella dell’Ascom sovrana, dei grandi professionisti, degli speculatori edilizi, delle grandi concentrazioni di potere. Una città che -e questo è probabilmente il significato principale della vittoria di Honsell-, non c’è più, spazzata via da profonde ragioni strutturali -vi rimando alla lettura del mio ”manifesto”, e dalla stessa opera del sindaco Cecotti. Viviamo nella città che cambia. Con nuovi protagonisti e nuove prospettive: Furio Honsell in questo momento ne è il suo perfetto rappresentante. Come avrete capito dalla modifica dell’intestazione dell’home page, io stesso son rientrato in consiglio. E, al di là delle amarezze, ringrazio tutti voi che mi avete sostenuto in questi mesi, e in questi anni. Tempo per ritrovare passione ve ne è. Speriamo almeno che la composizione della giunta registri i movimenti rapidi e profondi di questa società udinese, operando per esempio -cosa che ieri ho chiesto all’assemblea degli eletti del PD- scelte ispirate alla più netta discontinuità in campo culturale. La battaglia, insomma e come sempre, è solo agli inizi. Buon primo maggio, pur sotto la pioggia.
Apr
25
25 aprile
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Oggi c’è il sole; sulla banda musicale, sui garofani dalla finestra, sulle facce chi non si rassegna, e anche oggi sfila composto e sereno. Domenica e lunedì, votate e fate votare Furio Honsell. In questo momento non vi è altra priorità.
“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca
quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.”
Pier Paolo Pasolini
Apr
22
In questi giorni me ne sto bene muto, leggendo più che scrivendo (”La versione di Barney”, come per i libri più belli vorrei non finisse mai). L’appuntamento di domenica e di lunedì giustifica però ampiamente questa piccola violenza che mi impongo.
Fra Honsell e Cainero/Biasutti non vi è tempo di alcun dubbio. Domenica e lunedì dovremo tutti tornare alle urne per votare con decisione Furio Honsell: per fare di Udine una magnifica eccezione nel panorama italiano (e chi lo avrebbe mai detto solo qualche anno fa…); per permettere alla persona migliore di guidare la nostra città nei cinque decisivi anni che verranno; per impedire che un gruppo di affaristi, immobiliaristi, ex tangentari ne faccian strame.
Ho avuto modo durante la campagna elettorale di familiarizzare almeno un pò con Furio Honsell. Come sindaco stupirà ampiamente i pochi scettici con i quali mi son confrontato nelle settimane passate. E sarà un sindaco sensibile come pochi ai mondi giovanili. Andiamo a votare, però. Sosteniamolo, e sosteniamoci. L’ignavia è una colpa tremenda.
Post scriptum
I calcoli dei “più esperti” di cui vi parlavo sotto si son rivelati un abbaglio. Non vincesse Honsell rimarrei fuori dal consiglio comunale. Che sia chiaro però: il fervorino di cui sopra
per nulla, proprio per nulla è influenzato dal calcolo dei miei interessi personali. Con l’umore che mi trascino dietro vorrei proprio non rientrarci in consiglio. In nessun caso. Voi votate Honsell, ma fatelo per voi stessi. Non sbaglierete. (Da qualche giorno volevo comunicarvelo: questo blog in un mese e mezzo di vita ha superato i mille contatti; un risultato assai lusinghiero, se voi però interveniste di più sarebbe ancora meglio…)
Apr
17
Mica facile scrivere queste righe. Cercherò di essere diretto; più avanti mi lascerò guidare dalla necessità di un ragionamento più ampio, che tenti di razionalizzare ciò che di tremendo è avvenuto in Italia e in Regione, con una disfatta che ha pochi precedenti per la vastità e i significati profondi. Ora mi preme parlare un pò di Udine. Una città che realmente cambia, ed è cambiata, come anche questi risultati in controtendenza rispetto al panorama nazionale stanno a dimostrare. Furio Honsell al 44%, Enzo Cainero al 39. Gianni Ortis, che senza dubbio appartiene al campo del centrosinistra, al 7,50%. Tradotto: un centro sinistra che in città, pur con un affluenza altissima rispetto alle normali elezioni amministrative (77,50 contro il 70 scarso di cinque anni fa), supera comodamente il 50%. Continuo: PD al 35% e minicoalizione con IDV al 40 (dato delle politiche). I Ds solo una decina di anni fa erano al 10%… Un centrosinistra così forte in città non si era mai visto. Pensate che nei tempi antichi qui in città il PCI non superò mai il 20%. Questo fenomeno di costante rafforzamento del campo progressista in realtà è presente in moltissimi centri urbani italiani, è una tendenza diffusa. Ma credo che Udine sia da caso di scuola per la velocità e la pervasività del mutamento delle sue appartenenze politiche profonde, per la sua stessa trasformazione antropologica, direi. Taglio il ragionamento (ho un appuntamento tra pochi minuti…). Come teorizzatore ”della città che cambia” forse potrei ritagliarmi uno spazio nella pubblicistica. Come politico in questo momento mi pare di aver esaurito il mio discorso. Vengo al punto. Un pò doloroso. Sembra dai calcoli di tecnici più esperti di me, che, quale sia il risultato del ballottaggio fra due domeniche, in ogni caso sarò rieletto. Con un risultato mediocre, purtuttavia: 151 preferenze, e nono in lista. Rispetto alle scorse elezioni, solo una trentina di voti in più. Se guardo a tutto il lavoro e l’energia profusi in questi cinque anni, mi vien quasi da piangere. Non voglio nascondermi: avevo attribuito alla mia candidatura un significato politico, che alla forza dei numeri si affidava per trovare legittimazione, per divenire fatto politico reale. Ora posso dire -non chiedetemi adesso le cause- che il risultato non è stato raggiunto. Anzi. Che politicamente ho perso. La mia candidatura grosso modo è rimasta proprio un fatto tribale e amicale, non è diventata esperienza collettiva, senso comune; non ha superato lo stretto recinto delle appartenenze primarie. Così è. Mi pare. Vi sono certamente dei segnali incoraggianti di rinnovamento generazionale nella composizione del consiglio prossimo venturo. Numerosi ventenni e trentenni come forse mai prima d’ora. E in qualche modo mi piace pensare di esser stato un fattore importante in questo processo, quasi da averlo precorso e favorito, con le battaglie di questi anni. Con loro sarà naturale comprendersi e trovare il bandolo della matassa. Rimane però il fatto nitido che in questo momento ho perso. Non voglio citare nuovamente il Qohelet. Avrei in sincerità preferito perdere in un’altro tempo.
Apr
12
Sabato, mezzogiorno appena passato, e un silenzio quasi irreale mi sta intorno, in questa giornata di tregua elettorale. Domattina si apriranno i seggi -vedi la pagina “Come si vota” in ”MENU’” per reperire molte utili informazioni- e mi trovo qui a ripensare a questa campagna elettorale appena conclusasi. E’ impresa impervia muoversi fra quasi 700 candidati al comune -un numero sinceramente così gonfio da apparire irreale-, in una città che porta effettivamente al voto credo intorno ai 60.000 cittadini. Una città di candidati. Un’impresa talvolta disperante, dovendo fare i conti con una effettiva tribalizzazione delle preferenze, giocate appunto su chiave familiare e strettamente amicale. Come far comprendere il significato eminentemente politico della mia ri-candidatura è stato il mio costante rovello, in una città poi così spoliticizzata come Udine, dove l’arte antica del comizio pare un’anticaglia da relegar in cantina. Non ho idea, oggi, se questo sia avvenuto. Saranno le urne a comunicarcelo con la crudità e l’inappellabilità propria dei numeri. Quello che posso dire però, con sicurezza, è che non mi sono sentito mai solo, in queste lunghe settimane. Ho avvertito un calore crescente, un’adesione via via sempre più avvolgente di un numero ampio di persone, dagli insostituibili pilastri del mio “comitato elettorale”, antonio, fulvio, fabrizio, alfonso, michele, karin, e so già di far torto a chi ora la mia memoria stanca non include nell’elenco, alle decine di compagni di strada che hanno e stanno tuttora cercando di sostenere la mia candidatura, alla mia stessa famiglia -che non è sempre così scontato…-, al numero in sincerità imprevedibilmente alto di cittadini che hanno sfoggiato il mio vezzo elettorale, la spilletta un pò cristologica, a guisa di adesione alla “città che cambia”. A tutti voi, in questa bolla di silenzio, dico: “grazie”.
La campagna elettorale è un periodo ben strano, in cui i più diversi stati d’animo si susseguono furiosamente. E’ un periodo di scoperte, personali e politiche. Cito a volo d’uccello l’esperienza profondamente laica che si sta tenendo nell’oratorio del Carmine nel quartiere della stazione, dove decine e decine di bambini delle più differenti origini imparano a conoscersi giorno dopo giorno -e questa mia scoperta, piccola ironia, viene proprio dal commento poco tenero di Carlo Tulissi che trovate in queste pagine alla mia iniziativa su Borgo Stazione-; cito le attività dell’associazione Crot depositaria di una carica di energia e capacità davvero ammirevole -a loro si deve la giornata di graffiti ed espressioni giovanili che si è tenuta un pò di giorni fa al città fiera-.
E mi tornano in mente, fra tutte, l’iniziativa sull’ex macello allo Zoo, e la stessa serata al NoFun di giovedì, dove un pubblico invero non numerosissimo ma assai attento ha voluto ascoltarci parlare di temi “proibiti”, in questa Italia qui. Dove tra l’altro sia io che Massimo ci siamo assunti l’impegno, in caso di elezioni, a batterci affinché anche a Udine venga istituita la figura del “garante dei diritti dei detenuti”.
E’ stata, credo, una buona campagna, dove non siamo riusciti a fare tutto ciò che avevamo in mente -leggasi iniziative nei quartieri-, ma vi ci siamo avvicinati.
E ora l’attesa. Ciò che si apre -che si potrebbe aprire- è la città che abbiamo dentro di noi. Per non ripetermi vi rimando all’articolo “L’arrivo della primavera” che trovate poco sotto.
Vi chiedo un voto per questa città. Questa città che cambia e che non si deve smarrire. Si può fare. Qui a Udine. Come laggiù a Roma, dove un voto a Veltroni potrebbe farci aprire davvero una pagina nuova in questa stanca e sofferente Italia.
Apr
6
“Che fine ha fatto la legge Fini?” - Giov 10/4, No Fun, e Festa di Apertura - Ven 11/4
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Ne sono intimamente convinto. La classe politica di un paese ritorna un’immagine talvolta grottesca ma assai verosimigliante dello stesso paese che la genera. Non credo alla favoletta autoconsolatoria di una società civile concentrato di virtù tenuta in scacco da un manipolo di manigoldi materializzatisi in quel momento storico in quella porzione di terra solo per amaro scherzo del destino destino infame che si accanisce su un popolo innocente e puro -va letto tutto d’un fiato-. Un’immagine quasi da antico testamento. Di un Dio beffardo e crudele. No. Non ci credo nemmeno un pò. Le più raccapriccianti storie politiche di questi ultimi anni assai spesso chiamano in causa proprio gli esponenti di quel rinnovamento palingenetico che dai tempi di tangentopoli in poi si sono venduti come “frutto della società civile”. Marcio, aggiungerei. Tutto questo per dire che se dal programma del PD è scomparso colpevolmente ogni accenno alla cancellazione di una delle leggi peggiori partorite nei cinque anni del peggior governo della repubblica, la legge Fini sulle droghe, la ragione va cercata non tanto nello scarso coraggio dei dirigenti del mio partito, o nelle contraddizioni che lo appesantiscono -possono certo essere delle importanti concause-, quanto nel conformismo di una società italiana che nella sua parte preponderante ritiene che si, sia giusto vessare -incarcerare…- semplici cittadini orrendamente colpevoli di stili di vita eterodossi. Una società impaurita e incattivita. E per dirla tutta non mi pare molto più credibile sull’argomento chi per due anni ha espresso un ministro alla solidarietà sociale assolutamente incapace di presentare uno straccio di riforma al consiglio dei ministri. Di questo, e di molto altro ancora (sistema carcerario, ad esempio), parleremo giovedì 10, dalle h 21.15 al No Fun di V.le Palmanova 42, con amici e compagni di strada quali Franco Corleone, presidente del Forum Droghe e garante dei detenuti di Firenze, Massimo Brianese, portavoce della Colomba FVG e candidato con Honsell, e Filippo Giunta, inventore e responsabile del Rototom Sunsplash. Io introdurrò e coordinerò. E poi balleremo reggae e dancehall, con la FarEast Connection, e brinderemo, ad una campagna elettorale in dirittura d’arrivo. A presto, allora.
Post Scriptum
Ho il grande piacere di poter pubblicare nella sezione argomenti sotto il titolo “Contributo di A. Burelli” l’elaborazione programmatica offerta alla nascente amministrazione dall’architetto Adalberto Burelli, consigliere comunale uscente, galantuomo come pochi e grande risorsa di questa città, che ha avuto l’unico torto di non ricandidarsi nella presente contesa. Il consiglio comunale prossimo venturo ne sentirà la mancanza. Da parte mia vi è l’impegno, nel caso di rielezione ma certamente con strumenti assai spuntati rispetto alla bravura di Adalberto, di proseguire nella sua battaglia per una città di qualità.
Post post scriptum
Festa di chiusura (apertura…) della campagna elettorale: ven 11, dalle ore 18, vi aspettiamo nella corte della casa paterna (nel senso dei miei genitori… ) di via superiore 51/b per brindare a ciò che è stato. E a ciò che sarà.
Apr
3
“La città che abbiamo in mente, e nel cuore, è una città viva, allegra e dinamica, è una città felice, che riconosce nei Locali del suo centro storico un importante fattore di sviluppo economico e ancor più un formidabile ruolo nella vita sociale di Udine. Da valorizzare fino in fondo e da sostenere attraverso per esempio la compiuta pedonalizzazione di Via Mercatovecchio (una delle strade più belle dell’intero Friuli), e una maggiore flessibilità negli orari di chiusura e in quelli dedicati alla musica.
Mar
30
L’arrivo della primavera
Category: Politica, Politica locale | 2 Comments
Eccoci qui. Ho atteso il primo vero giorno di primavera per pubblicare il programma mio personale che troverete nella pagina omonima nella barra del “menù”.
In politica queste cose si dimostrano col voto. Costruendo un blocco sociale che si esprima in modo chiaro e inequivocabile. Che faccia la differenza. Quello che ho fatto finora non basta più – e si è visto, ahimé-. Serve un mandato popolare ampio per proseguire l’opera di rinnovamento della politica cittadina alla quale ho sempre legato la mia funzione pubblica. Chiedo a tutti voi di stringervi attorno alla mia candidatura. Di sostenerla e di impegnarvi a convincere quanta più gente possibile a votare espressamente per me. Vi chiedo un voto politico, poiché politica è la posta in gioco.
Epperò ci credo. “La città che cambia”. Si. Si può fare.